“Renzi col Cav? Ha fatto bene”

di Nicola Lofoco @

Fonte : www.infodem.it @

La decisione di Matteo Renzi di confrontarsi con Silvio Berlusconi sulla riforma della legge elettorale nella sede nazionale del Pd ha scatenato un vespaio di polemiche. Se l’ex responsabile economia dei democratici Stefano Fassina ha affermato di “vergognarsi” per questo evento, in molti hanno parlato di un Berlusconi resuscitato politicamente dal sindaco di Firenze.

“Secondo me Renzi ha fatto bene”, dice Giuseppe Caldarola, che per ben due volte è stato direttore dell’ Unità ed ha trascorso sette anni in Parlamento, che ha le idee chiare. Il suo giudizio sull’operato di Renzi non è negativo “perché in questo modo il neo-segretario del Pd ha formalizzato l’incontro. Incontrarsi in campo neutro avrebbe significato quasi vergognarsi dell’incontro con Berlusconi. Renzi fa un altro ragionamento: io incontro tutti. E quindi ha deciso di confrontarsi con tutti i rappresentanti politici nella sede del partito di cui è segretario. Non dimentichiamoci che Renzi sarebbe disposto ad incontrare anche Beppe Grillo, che è nella stessa condizione di ineleggibilità di Berlusconi a causa di una condanna penale. Io credo che abbia fatto bene ad incontrarlo nella sede del Pd e che tutte queste discussioni non abbiano, in verità, molto senso. Se Renzi si rifiutasse di discutere con Berlusconi, così come con Grillo – leader di due grandi partiti italiani che hanno alle spalle condanne penali – non saprebbe con chi interloquire per riformare la legge elettorale”.

In molti credono che Matteo Renzi stia solo aspettando il momento più propizio per fare lo sgambetto al governo di Enrico Letta per potersi candidare a Palazzo Chigi, sfruttando il suo momento di popolarità. Cosa ne pensa?

“Io penso di no. Innanzitutto, e ne sentiremo parlare nei prossimi giorni, Renzi sta facendo un accordo che va oltre la legge elettorale, come ad esempio per la riforma del Senato. L’itinerario prevede quattro passaggi parlamentari e quindi, se tutto dovesse essere svolto in tempi rapidi, non passerebbe meno di un anno e mezzo. In secondo luogo perché il timore di Renzi è uno solo: se lui e il governo vivacchiassero, è chiaro che la sua immagine si logorerebbe. Ma se il Partito Democratico si dimostrerà molto attivo sulla politica del governo, dettandone l’agenda – cosa che non è mai capitata negli ultimi venti anni – Renzi potrà anche aspettare per presentarsi come leader di una coalizione di centrosinistra. Ha quindi interesse a prendere tempo, per poi proporsi agli elettori come colui che ha sbloccato la situazione politica italiana. Quindi non ha bisogno di affossare Letta, ha solo bisogno che il governo faccia tutto quello che è necessario e possibile per attribuirsene il merito davanti all’elettorato del Pd. Questa iniziativa di Renzi nei confronti del governo può quindi far cambiare registro all’iniziativa politica del governo”.

Su di un importante tema come la collocazione del Partito Democratico nel parlamento europeo, Matteo Renzi ha tagliato corto: il Pd entrerà a far parte del partito socialista europeo. In molti ritengono questa mossa politica molto importante. E’ d’accordo?

“E’ una mossa che ha messo fine in qualche modo ad un dibattito di tipo ideologico nel Pd e ha rilevato in Renzi degli elementi di concretezza. Quello di unirsi ai progressisti europei è stata una mossa altamente concreta. Tutto questo lo ha segnalato alla grande famiglia socialista europea come il suo più giovane leader. Renzi è consapevole di poter contare sulla solidarietà dei socialisti europei nei suoi passaggi politici futuri. E questo non è cosa da poco, soprattutto se pensiamo che negli anni scorsi i leader del Pd avevano un buon rapporto con la socialdemocrazia europea ma dovuto più che altro a continuità”.

In molti ritengono che le dimissioni di Giorgio Napolitano non siano molto lontane. Invece vi è chi crede che Napolitano non lascerà il Colle prima dell’approvazione delle riforme istituzionali e della legge elettorale. Lei che ne pensa?

“Io penso che Napolitano si sia posto l’obiettivo delle riforme. Quando verrà approvata la riforma elettorale e venisse incardinata la riforma istituzionale, partendo dal Senato, il presidente potrebbe a quel punto annunciare la fine del proprio compito. Potrebbe però anche annunciarlo nel momento in cui si andrà a nuove elezioni, non solo con una nuova legge elettorale ma anche con un disegno istituzionale nuovo. A quel punto il nuovo Presidente della Repubblica rappresenterebbe le nuove istituzioni. Potrebbe quindi essere non più un presidente di garanzia ma espressione del mondo politico o della società civile. Potrebbe anche essere qualcuno che è già stato indicato come in passato come presidente, come Prodi o Rodotà”.

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